Io adoro questo luogo, questa valle lontana dalla vita moderna dove tutto scorre con ritmi semplici ed essenziali e dove si riscopre il piacere di vivere a contatto della natura .
Tra boschi e meleti, Coredo in Val di Non è una delle mie mete fisse estive ma ogni tanto mi diletto a ricercare nuovi itinerari di passeggiata in zone da noi non ancora battute e visitate.
Quest'anno abbiamo scoperto un percorso molto piacevole e poco impegnativo che permette di vedere un caratteristico canyon trentino.
La partenza in discesa da Via Tavon è poco impegnativa dal punto di vista fisico e dura circa quaranta minuti anche se occorre fare molta attenzione alla segnaletica malmessa che rischia di farvi tornare al punto di inizio attraverso un subdolo giro ad anello.

Arrivati a San Zeno ed attraversato il simpatico centro abitato, occorre raggiungere il Museo Retico costeggiando la statale per posizionarsi all'imboccatura del canyon.
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Consultando la segnaletica, è possibile scegliere il percorso più adatto alle proprie esigenze.
Si può passare nella parte alta della montagna oppure in quella bassa.
Naturalmente noi abbiamo scelto quella elevata non volendoci sottrarre all'emozione di una nuova esperienza.
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All'inizio si attraversa un tratto nel bosco e si ha la possibilità di godere di uno splendido panorama.
Finalmente la tensione della ricerca dell'itinerario inizia ad allentarsi lasciando il posto al piacere di essere lì.
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Il canyon vero e proprio è visibile da una stretta camminatoia a ridosso del monte, pare che fosse un'antica via Crucis ed è talmente impervio da richiederci un'andatura a schiena chinata.
Ridendo della posizione, si prosegue per circa un paio di chilometri fermandosi frequentemente a scattare foto ricordo panoramiche che testimoniano agli scettici che non credevano in noi, la riuscita della nostra impresa.

Lungo il percorso ci si chiede come sia stata realizzata nell'antichità una tale fenditura nella roccia e se sia stata opera di un intervento antropico o di una erosione naturale dell'acqua.
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La parte finale del percorso è recentemente franata per la troppa pioggia quindi è necessario scendere sulla stradina che porta al santuario di San Romedio, il punto previsto per la nostra sosta. Il ritorno a Coredo dal bosco richiederà ancora un'oretta di salita ma la soddisfazione finale sarà indimenticabile.

Ecco realizzato nel cuore dell'autunno un momento di evasione e di gioia, tutto a dimostare l'importanza terapeutica dei ricordi che spesso sono in grado di rinnovare il piacere delle antiche esperienze vissute.
Teniamoli con noi.............